Matematica e storia: accoppiata vincente

Ultima modifica 17 Settembre 2019

Se di una questione non c’importa, non attiviamo il cervello, oppure l’attiviamo allo 0,01 %, per educazione, forse.

Ora ditemi perché ad un bambino dovrebbe importare saper fare un disegno geometrico all’interno di due assi cartesiani seguendo le coordinate.

Sì, un bel giochino, ma meglio tirare i gol.
Oppure dover calcolare un perimetro di un rettangolo piantato in mezzo ad un bel foglio bianco.
Perché?
Quale motivazionemotivante potremmo dargli?

Perché è nel libro, perché è nelle Indicazioni Nazionali. Perché così si fa da una vita
e se non lo sai ti bocciano (che è senza dubbio la più efficace, no?).
Certo che, pur non fornendo appigli curiosi, loro imparano lo stesso e molti provano sicuramente gusto nel fare e riescono.

A volte, nei primi anni di insegnamento, imparavano nonostante me e mi sembrava incredibile. Forse lo era.

Ma ad ogni ciclo scolastico c’è sempre la voce fuori dal coro che ti fa la domandina simpatica a gamba tesa “Sì maé, ma a cosa serve?”

Capita sempre, come il rosso al semaforo quando hai fretta o la goccia di vino rosso sulla camicia bianca.

Matematica e storia

Bene.
Uno ci riflette un bel po’: a 6,7,10 anni cosa gli vuoi razionalizzare?
Le nostre motivazioni, essendo proiettate in un futuro e per definizione non ancora sperimentate, ai bambini servono come il due di bastoni quando la briscola è coppe.
I più educati ti fanno pure credere che sono convinti che gli serva per la vita…

E allora cosa dire ad un bambino per farlo appassionare alla matematica, se non si può giocare su motivazioni adulte?

Io ho imparato che ci sono due autostrade: il fare, nel senso di manipolare, costruire, combinare, e la storia della matematica.

Mentre la prima è intuibile, perché ai bambini ovviamente piace un sacco agire sulla realtà in modo concreto e diretto (e, se li lasci fare, senza giudizio, non hanno nemmeno paura di sbagliare, tentano, fanno e disfano), la seconda lascia un po’ perplessi.

Penserete, cioè, già matematica è piuttosto laboriosa, e che facciamo, la appesantiamo con la storia?

Sì. Sì perché cercare i come e i perché delle cose è la vita stessa di un bambino, è acqua fresca per la sua mente, è ciò che lo invita a scorrere.

Pensateci un attimo cari genitori: quando dite “Quanto piace la storia a mio figlio! La studia con tanto entusiasmo”, concordate col fatto che la storia attira, affascina e trascina.
E allora perché non sfruttarla in ogni verso?
Una linea del tempo può risolvere grandi dilemmi, anche in matematica, perché sapere che il punto e la retta ci vengono raccontati da Euclide e non dal libro di testo è molto più significativo.
Che poi, quando gli presenti certi personaggi, vorrebbero conoscerne anche il codice fiscale. Vorresti che si accontentassero di un numero sulla linea del tempo e di un dito sulla carta geografica… seeee!

Matematica e storia

Cosa è saltato in mente ad Euclide… e perché a Cartesio non è bastato un piano tutto bianco ed ha cercato una griglia, ispirato da una mosca sul soffitto?

Ogni oggetto matematico ha una storia e molto spesso è proprio questa la chiave per capirlo nel profondo.

Ciascun bambino è affascinato dalla ricerca di un’origine, dalla spiegazione data dagli antichi, dal fatto che noi passeggiamo ancora tra i concetti di Euclide, che li insegnava a Tolomeo d’Egitto.

E quanto si sono divertiti all’idea di Tolomeo, che ha provato a fare il furbo, cercando la via più semplice per non faticare sui libri, ma gli è stato detto da maestro “Niente da fare, la via regia per la geometria non esiste”. E se l’è dovuta studiare esattamente come loro!
In un libro meraviglioso “Area e perimetro – Aspetti concettuali e didattici” di M. Fandino Pinilla e B. D’amore, in particolare, un insegnante può trovare mille spunti nello sviluppo storico dei due giganti della geometria che spesso si riducono a formule e calcoli.

Si racconta nel libro anche la leggenda della bella Didone che confuse il re di Numidia Iarba, facendogli credere di volere un pezzo di terra grande come una pelle di bue.
Questo mentre lei pensava alla pelle come strumento da tagliare in strisce per formare una corda così lunga da segnare il perimetro della sua città : Cartagine.

Bene, noi questa settimana ripercorreremo la furbizia di Didone tagliando una “pelle di bue” e staremo a vedere quanto potrà essere estesa la nostra Cartagine.

“Maé ma domani lo facciamo? Facciamo Cartagine?” E certo… disse la maestra sacrificando un lenzuolo.
Come sempre l’entusiasmo è la prova che ci siamo dentro e ogni anno mi stupisco di quanto si può imparare da chi ne sa di più e di quanto valga la pena spendere il proprio tempo per migliorarsi.

“C’è un duplice vantaggio ad insegnare, perché mentre si insegna si impara.”
Lo diceva Seneca. I bambini apprezzerebbero.
Seneca, Euclide, Talete, Galileo, Leonardo e Cartesio se la giocano con Rovazzi… credetemi.

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