Ultima modifica 10 Ottobre 2019

Kindness AwardLa meritocrazia è una regola di vita da questa parte dell’Oceano. E non solo nel mondo del lavoro: insegnano ai bambini fin dai primi anni di scuola a meritarsi il rispetto della società.

Così capita che uno studente che aiuta un suo compagno in difficoltà o disabile, venga pubblicamente elogiato. O bambini particolarmente educati, gentili, rispettosi vengono menzionati da insegnanti e presidi.

E capita anche che ti arrivi una lettera a casa in cui si dice che tuo figlio, durante una gita scolastica, dopo che tutti i ragazzi avevano mangiato e si erano avviati al bus, senza che nessuno glielo chiedesse, ha sparecchiato i tavoli, buttato quello che era da buttare e ha pulito tutto. Gli insegnanti sono rimasti colpiti da questo gesto e mi hanno mandato una lettera, avvisandomi che riceverò ulteriori comunicazioni. A me pareva una cosa tanto normale, ma evidentemente non lo è. Qualche settimana dopo riceviamo l’invito a due eventi che si terranno in occasione delle celebrazioni per il compleanno del dr. Martin Luther King Jr.. Durante questi eventi mio figlio ha ricevuto due attestati Kindness Award.

Poi un giorno ho casualmente scoperto che, dalle medie in poi, gli studenti che hanno una buona media di voti, ricevono dal giornale locale, un attestato. Gli studenti che hanno bei voti in pagella (qui le pagelle vengono date 4 volte l’anno), si troveranno nella busta unitamente alla pagella, un certo numero di buoni sconto: più ne ha più è bravo. Forse alcuni genitori evitano anche di leggersi i voti: lo capiscono dal numero di buoni sconto se il proprio figlio si applica o meno. Ovvio che i buoni sconto sono quasi tutti di ristoranti.

Mi hanno anche detto di tenere da parte tutti questi attestati perché un domani, se si presentano ad un colloquio di lavoro, è bene farli vedere.

Finché ricevono attestati, va tutto bene. Il problema viene poi quando vengono redarguiti. Magari anche solo perché si fanno beccare dall’insegnante mentre abbracciano LA PROPRIA SORELLA. Ma non importa: qui è meglio comportarsi bene. Credo che ogni insegnante abbia un apposito registro in cui mettere i vari + o accanto a ciascun nome e alla fine vengono sommati per vedere se meriti un attestato oppure no.

E così pure accade per il volontariato: una cosa per cui qui sono ossessionati è il volontariato. Di qualsiasi genere: c’è chi va a servire nelle mense dei poveri, chi raccoglie abiti usati per i meno abbienti o fa una raccolta alimentare, chi aiuta a scuola, chi va all’ospedale ad aiutare. Basta dire che fai del volontariato e ti portano su un altare. E lo fanno tutti: dai bambini agli adulti. Ad esempio a scuola chiedono ai ragazzi se, fuori orario scolastico, sono disponibili ad aiutare studenti in difficoltà.

Il mutuo aiuto è una regola che è innata in loro. Così come aiutare le persone per strada che magari non sanno la strada o a cui si è aperta una borsa ed è caduto tutto in terra… Ma questo non so se sia ovunque o solo nella piccola città della provincia Americana. A New York e a San Francisco si fermavano ad aiutarci spontaneamente quando ci vedevano con la cartina in mano. Ma dire se si fermerebbero ad aiutarti quando ti si apre la borsa e ti cade tutto, questo non lo so proprio.

Fai del bene e ti mettono su un altare. Non voglio proprio scoprire cosa succede se combini qualche guaio! Ma visto che di tendenza la nostra famiglia è regolare, per ora non mi preoccupo!

 

Renata Serracchioli

Nata ad Ivrea, con il mio compagno condividevo un sogno: vivere in America. Ed è grazie a lui e al suo lavoro (il mio l’ho perso a causa della crisi) che il nostro sogno si realizza.

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