Neomamme: il ritorno al lavoro

Ultima modifica 24 Agosto 2020

Oggi molte donne conciliano l’essere madre con l’essere lavoratrici.

Quando si rientra al lavoro, con la separazione dal bambino, é un po’ come rompere un equilibrio. Ed ecco che spesso nascono delle difficoltà: innanzitutto la gestione organizzativa del rientro e seconda, ma di certo non meno importante, la gestione delle proprie emozioni.

Sicuramente il senso di colpa fa da padrone in questo complesso universo di emozioni: non è facile accettare l’idea di aver lasciato il proprio bambino nelle mani di qualcun altro, sopratutto quando quello che ci sentiamo continuamente ripetere è che la mamma è sempre la mamma.

Solitamente il senso di colpa è inversamente proporzionale all’età del bimbo, che più è piccolo più ci fa sentire “mamme terribili” a lasciarlo.

mamma-rientro-lavoro

Ci chiediamo qual è il momento ideale?

Non c’è un momento ideale purtroppo, é tutto molto soggettivo.

La mamma è sempre la mamma si, ma il bimbo crescendo ha spesso bisogno di nuovi stimoli e senza entrare nel complesso dibattito asilo nido si/asilo nido no, molti studi confermano come sia vero che faccia bene al piccolo frequentare nuove persone e nuovi ambienti, sempre nell’ambito di una cura affettiva adeguata ovviamente.

Cosa fare per gestire il rientro al lavoro al meglio?

Innanzitutto, non disperarsi e non essere severe con noi stesse se sbagliamo: non è facile per nessuno gestire una situazione così difficile. È bene darsi tempo.
Può essere utile darsi una lista di priorità: siamo veramente sicure che per noi è importante tornare al lavoro piuttosto che stare con nostro figlio?

Può non esserlo per tutte certo, scelta dettata magari da un lavoro a noi poco gradito o molto impegnativo a livello di tempo che ci richiede o di energie necessarie.

Mettiamo in conto che non siamo tutte uguali: ognuna di noi ha le proprie, indiscutibili per la maggior parte dei casi, esigenze.

Molto importante poi é scegliere con cura a chi affidare il proprio figlio: non tutte disponiamo di nonni e parenti vari che ci possano e/o vogliano aiutarci sacrificando spesso molto del loro tempo. Certo questa se possibile potrebbe essere la migliore delle soluzioni poiché il piccolo crescerebbe con un rapporto con una figura che lo seguirà per molto tempo probabilmente con una relazione che si rafforzerà di anno in anno crescendo.

Ma non disponendo di queste figure possiamo affidarci tranquillamente ad “estranei” come tate e asili nido di cui ci siamo opportunamente informati. I bambini fanno molto facilmente amicizia con persone nuove quando sono piccoli.

Creare una routine inoltre ci aiuterà: il bimbo, a chiunque sia affidato, dopo un po di tempo, deve sapere quando la mamma andrà via…ma anche e sopratutto quando ritornerà! Questo gli infonderà la fiducia necessaria ad affrontare, è perché no, godersi, al meglio il tempo che passerà lontano da lei.

Imparate a comunicare: se decidiamo di lasciare nostro figlio ai nonni, ad una tata o a chiunque altro spieghiamo all’altro cosa desideriamo venga fatto…cercando di mediare il più possibile con il loro punto di vista.

Lo stesso ovviamente vale per il datore di lavoro e i colleghi: per quello che ci è possibile, cerchiamo di trovare un accordo su quelle che sono le esigenze di lavoro e le nostre.

Accettate l’aiuto degli altri: ci faciliteranno la vita!

È importante accettare che si andrà incontro ad un periodo di assestamento è che si farà molta fatica! Sarebbe bene darsi piccoli obiettivi quotidiani ma sopratutto capire quello che è importante per noi. Siamo mamme ma anche donne ed è importante coltivare anche altre parti della nostra vita!

Gaia Cavallotti

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