Ultima modifica 10 Ottobre 2019

 

tradizioniUna delle cose che mi ero promessa di mantenere, mentre ci stavamo stabilendo in questa nuova vita, era la nostra italianità. Ma non avevo un’idea precisa di quello che significasse veramente. Inizialmente pensavo fosse solo una questione linguistica. Ma col tempo le cose sono un po’ cambiate e ho dovuto raddrizzare il tiro.

Partiamo dall’inizio. La lingua.

La gente, gli insegnanti a scuola, ci consigliavano di parlare inglese in casa per abituare i ragazzi al dialogo. Sinceramente non ci siamo riusciti. Era uno sforzo innaturale. Troppi vocaboli che mi mancavano. Cosa dovevo fare? Mettere in pausa tutti ogni volta che dovevo cercare una parola sul dizionario? (a proposito, piccolo consiglio pratico: www.urbandictionary.com!). No. Proprio no. Allora abbiamo usato una tattica differente: nel momento in cui abbiamo avuto la casa, abbiamo cominciato ad invitare amici vari dei ragazzi. E devo dire che si è rivelata la cosa migliore da fare: il dialogo fra coetanei è più naturale e spontaneo.

Buffo, ora tutti ci dicono di fare esattamente il contrario, ossia di mantenere la lingua in casa!

Ma cosa sta succedendo ai ragazzi? Be’, una cosa a cui non avevamo pensato: vanno a scuola e imparano. Imparano cose nuove e quelle cose le imparano nella lingua locale, l’Inglese. Quindi viene naturale che mia figlia parli di Crust, Mantle, Core, Earthquake; ma se le chiedo cosa sono il Nucleo, la Crosta o il Manto, lei non li sa. Sono cose che ha imparato in inglese prima di averli imparati in italiano. Così quando parliamo, un dialogo normale, a volte infilano la parola in inglese e magari la italianizzano. Un esempio? “Mamma posso engauttarmi con gli amici?” da HANG OUT= incontrarsi, passare del tempo insieme. Ecco cosa dobbiamo affrontare. Correggerli? Sì, li correggiamo, ma difficile che cambi la cosa perché sarà sempre più facile che usino il vocabolo inglese che quello italiano. Poi quando saranno in Italia, impareranno… forse.
Per mia figlia è molto più difficile esprimersi che non per mio figlio. Due anni fanno la differenza. Lei è arrivata qui in quarta elementare quindi le mancavano ancora diverse cose della nostra grammatica, storia e geografia. Mentre mio figlio, che aveva completato il ciclo delle elementari, conosce molti più termini e conosce meglio la grammatica italiana.

Quindi? Ora che si fa?

Mio figlio ha dichiarato di voler mantenere la propria italianità. Cosa significa? Che non vuole perdere le sue radici. A questo punto diventa molto più importante mantenere le nostre tradizioni e la nostra cultura. Ed è diventata una mission. Sto imparando ad approfondire la nostra cultura e a divulgarla proprio perché è parte fondamentale di ciò che siamo. La nostra lingua è bella ed è amatissima da queste parti. Ma tutto, la lingua, il cibo, le tradizioni, sono legate alle nostre profonde radici. Qui le radici sono ancora fresche. Quindi ci piace pensare di poter insegnare ai nostri amici cosa ci lega al nostro Paese.

E sapete una cosa? Da quando siamo qui stiamo imparando ad amare l’Italia più di quando ci vivevamo. E’ proprio vero che devi allontanarti dalle cose per capire quanto ti mancano!

 

Renata Serracchioli

Nata ad Ivrea, con il mio compagno condividevo un sogno: vivere in America. Ed è grazie a lui e al suo lavoro (il mio l’ho perso a causa della crisi) che il nostro sogno si realizza.

1 COMMENT

  1. Bell articolo! complimenti!
    io sono albanese, ma ho due figli italiani e per quanto io mi possa sforzare, la lingua di comunità prevale. capiscono l albanese, ma rispondono in italiano. Un classico.
    Sai qual è la cosa che mi ha dato l’input di commentare: Il fatto che se io parlo in albanese ai miei figli in italia non è poi cosi apprezzata quanto possa essere l’italiano all’ estero.
    Li farebbe solo sentire STRANIERI!

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