Oceania, la nostra recensione

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Siamo andati con tutta la ciurma, marito e figli di 2 e 3 anni, a vedere Oceania l’ultimo cartone Diseny uscito il 22 dicembre.

Il nome del cartone, che nasce come Moana®, è stato cambiato in Oceania (in Italia) e Vaiana (in altri paesi) perchè Moana® è un marchio registrato e la protagonista è stata ribattezzata Vaiana.
Questo lo dico per tutte le millemila domande che sono state poste in rete anche con vena polemica.

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La trama di Oceania è molto semplice.

Vaiana, spronata dalla nonna, affronta l’oceano dalla Polinesia per riportare il cuore a Tefiti (Madre Terra) perchè la natura sta morendo.
Crede di aver bisogno dell’aiuto del semi-dio Maui, un simpatico pallone gonfiato con cui navigherà superando i vari ostacoli fino alla sua meta.

La storia è semplice perchè non è la cosa più importante, per cui alle volte il cartone può risultare un po’ lento.

Il filo conduttore, ciò che resta nel cuore, è il messaggio.

Per la prima volta i classici stereotipi Disney sono stravolti.
Non ci sono principi o principesse, come dice Vaiana stessa a Maui “io non sono una principessa, sono la figlia del capo!”, non ci sono storie d’amore a lieto fine, e a guardar bene, non c’è neanche il cattivo che viene sconfitto.

Il filo conduttore, che si percepisce durante tutto il cartone, che fa battere il cuore, è la forza.

Non voglio dire, banalmente, la forza delle donne.

No, saprebbe troppo di suffragette, di quella rivalsa alla Shania Twain “girl power”. Le donne sono protagoniste, certo, ma in modo del tutto originale.

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La nonna di Vaiana è, come dice lei stessa “la matta del villaggio”, ma è quella vena di pazzia che c’è dentro ognuno di noi e che dovremmo ascoltare per trovare il coraggio di seguire i nostri istinti.

E’ grazie a lei che Vaiana si imbarca, letteralmente, in questa avventura.

Il momento in cui Vaiana e la nonna morente si salutano, non ha il classico triste pathos disneyano in cui si versano calde lacrime, è, al contrario, un momento di rinascita, è in un certo senso un passaggio di testimone.

La madre di Vaiana è apparentemente in ombra rispetto al capo del villaggio, ma è invece colei che aiuta la figlia a partire non direi “di nascosto”, ma perchè è giusto così.

Vaiana affronta in solitaria l’immenso oceano in sola compagnia di un gallo pazzo.

Il solo maschio presente, Maui il semi-dio, ha un fisico che ha suscitato qualche perplessità perchè non ha il classico aspetto “sexy”, ma il motivo è ovvio!
Doveva incarnare forza, rispetto, tradizione (tatuaggi e rugby tipici della cultura con la sua danza che ricorda la Haka degli All Balck), ma soprattutto è un pallone gonfiato ed ecco il perchè del suo corpo quasi quadrato seppure con i muscoli che parlano e ballano a suo comando!

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A me e ai bambini è piaciuto moltissimo, anche se, forse, ha ragione mio marito quando dice che alcune parti sono un po’ lente a causa della trama troppo semplice.
D’altra parte è un cartone talmente diverso da tutti i precedenti, in cui manca il grande dolore iniziale che muove tutto fino al grande amore finale.

Non è un cartone per sole bambine, come dicevo non è l’ode alla femminilità in senso canonico, è l’ode alla femminilità come alternativa alla mascolinità: maschi e femmine fanno le stesse cose e le fanno altrettanto bene.

Anche il finale, che non voglio rivelarvi, è la degna conclusione di questo messaggio.

#spaventometro.

So che in alcuni paesi è vietato ai minori di 6 anni.
Ci sono scene che possono spaventare, è vero, ma devo dire che durano sempre quel tanto che basta a non far in tempo a seminare il germe della paura.

Il finale è un pochino più lungo e spaventoso ed effettivamente mio figlio di 3 anni e mezzo si è un po’ impressionato, ma non mi pento di averlo portato, non direi che non è stato adatto a lui. Ci sono sempre i cattivi in tutte le storie, sarebbe come dire che non gli leggo cappuccetto rosso per via del lupo sbranatore di bambine e nonne!

Insomma, secondo me, assolutamente da vedere direi, se volete star tranquilli dai 3/4 anni in su.

® Riproduzione Riservata

Classe 1979, testona per DNA e per vocazione personale. Mamma di due meraviglie (ovvio) della natura Tiziano 2013 e Alice Testaduracomegranito 2015, moglie del mio grande amore Marco che è dovuto gioco forza diventare un folletto saltellante anche lui.

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