Scuole chiuse, ma l’età dei docenti cosa c’entra?

Ultima modifica 28 Aprile 2020

Faccio una piccola premessa dovuta.
Chiedo ovviamente il permesso di parlare un piano sotto a tutti i problemi e le necessità familiari legate alla didattica a distanza, sotto tutta la disperazione di tanti di aver perso un lavoro per stare a casa con i figli.
Parlando della scuola COVID19 e dell’insegnamento in questo momento, mi muovo circoscrivendo alla visione di un insegnante, perché non posso permettermi di fare altro. Commenti sulle difficoltà delle famiglie sarebbero completamente fuori luogo, dette da un’insegnante.
Inizio.

Il male minore è che le scuole restino chiuse.

Questo è ciò che ho capito dall’ultima conferenza stampa del nostro premier.
Sono tra quelle persone che apprezza il suo atteggiamento, la comunicazione, l’empatia.
Parto quindi senza ombra polemica e metto giù alcune riflessioni personali.

Sono andata a documentarmi su cosa accade in un’azienda con adulti che riapre i lavori: sanificazione periodica degli ambienti, pulizia quotidiana approfondita, detergenti disinfettanti per le mani, distanza di un metro e, se questa non è garantita, dispositivi adeguati come mascherine e guanti.
Sono previste turnazioni per entrare e uscire e, qualora fosse necessario, anche nell’orario di lavoro.
Possiamo aggiungere, per la scuola, la gestione pazzesca dei servizi con pochi collaboratori. Vero che si potrebbe regolare al massimo la turnazione delle classi: due bambini per volta, bambino-bambina in modo da non incontrarsi.
Un lavorone, considerando le urgenze.
Ho avuto per un attimo il pensiero “Però le classi di fine ciclo potevano rimandarle il 4 maggio” considerando che sono un 20% degli studenti per ogni stabile.
Le classi di fine ciclo perdono un pezzo importante della loro storia e io avrei chiesto il massimo sforzo per poterle reintegrare almeno nell’ultimo mese di scuola.

scuole chiuse

Ma il male minore è che le scuole restino chiuse…

Sorvolando sulla piccola idea egoistica di rivedere seduti di fronte a me i nostri studenti, capisco che riattivare servizi come i pulmini, ad esempio, sarebbe una follia…

Il proverbio di oggi, per la scuola, è, quindi, il gioco non vale la candela.
Sì, questo l’ho proprio capito.

Perché sarebbe eccessivo e forse inutile lo sforzo e la messa in campo di risorse umane in più. Troppo costoso  anche, no?
Bene.
Cosa hanno risolto spostando le lezioni a casa?
Credo tutto: pulizia, sanificazione, turnazione, mascherine, guanti, pulmino, distanziamento sociale, personale aggiuntivo.

Le scuole si sono attivate dando computer e tablet a tutti i bambini che ne erano sprovvisti ed è lecito pensare che così tutti gli studenti siano stati messi in protezione.
Ecco, questo discorso, pur se scontato (?) me lo sarei aspettato dal nostro premier in vista del 4 maggio. Solo questo.

Invece non ho sentito nel suo discorso, devo dire con molta amarezza, la parola SCUOLA, se non alle domande dei giornalisti.

E anche lì, avrei preferito che si fosse fermato alla difficile conciliazione della tutela del diritto di istruzione e del diritto alla salute.
Perché la scuola è per i bambini e i ragazzi. 

Invece ha tirato fuori l’età della classe docente italiana. No.

Questa non era da tirare fuori.
Perché se fosse tutto in sicurezza per i ragazzi, io che ho 46quasi47 anni e i colleghi che ne hanno di più, andremmo al lavoro esattamente come gli altri milioni di lavoratori italiani.
Non è per la nostra età che non riapre la scuola e questa non è nemmeno lontanamente una motivazione plausibile. Il problema è tutto il resto. 

Messa così risulta che siamo tutelati come lavoratori rispetto ad altri e io sinceramente non me la sento di portare anche questa ennesima briscola sulle spalle.
Sai, giustamente, cosa importa a un genitore che ha perso il lavoro se io ho 58 anni?
Per dire. Non è quello il problema e non dovrebbe essere sostenuto.
Già questa Dad ha fatto il suo e anche se devo dire che moltissimi genitori sono stati di enorme supporto, comprendendo
– le difficoltà di comunicazione 1 a 27,
– che alla base di una videoconferenza con bambini c’è una enorme gigantesca questione di privacy
– Dad non vuol dire stare al pc 4 ore al giorno per sostituire il tempo scuola, perché la delicata questione dell’esposizione ai device è regolata dall’Istituto e anche da regolamenti sulla tutela della salute del bambino e del ragazzo
– che Dad è la vicinanza con percorsi studiati per essere consequenziali e tarati sulle possibilità domestiche
– Dad è visualizzazione dell’errore e spiegazione personale del come correggere, con il problema della dilatazione dei tempi di correzione e intervento…

ecco…resta una grande delusione se anche uno di loro pensa che gli insegnanti siano stati assenti perché non in video.

C’è anche questo.
Ne prendiamo atto e archivieremo spero molto molto presto come uno dei tanti buchi neri della didattica a distanza.
Comunque, con tutta la stima e la comprensione verso il nostro governo per la gestione di questo periodo surreale, in cui è anche surreale prendere decisioni, la questione dell’età docente non l’avrei minimamente sfiorata.

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