Smetto quando voglio: la saga ideale per questi giorni di quarantena [Recensione]

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Il tempo in questi giorni di Coronavirus sembra non passare mai e siete stanche di correre dietro ai vostri bimbi per casa?!
Bene. Quello che dovete fare è sedervi sul divano e godervi questa saga: Smetto quando voglio del bravissimo regista italiano Sydney Sibilia.

Smetto quando voglio

Mi sembra ieri quando ho partecipato all’anteprima di questo film ed invece sono passati ben 6 anni. Era la sera del 4 febbraio 2014.
All’epoca non ero ancora mamma e quindi potevo godermi il mio tempo libero a pieno, ora con due piccole vivaci pesti mi è un po’ difficile!
Questo film mi piacque così tanto che appena tornai a casa cercai subito su facebook il regista e gli scrissi un messaggio contenente la mia recensione, ed oggi voglio condividerla con voi.

Perchè vedere Smetto quando voglio.

Primo, perchè è un tema molto attuale. No, non parla di virus – pandemie – quarantene ma di precarietà ed oltre ad essere girato molto bene, è davvero divertente.

Secondo, perchè uno degli attori è Edoardo Leo, che è sempre un bel vedere.Smetto quando voglioSmetto quando voglio
ed io, invece non smetto più di vederlo.

Dicevamo, martedì 4 febbraio 2014 ho avuto la fortuna di partecipare a Milano all’anteprima del nuovo film italiano “Smetto quando voglio” diretto dall’esordiente Sydney Sibilia.

Devo confessarvi che, se questo è il suo esordio sul grande schermo, non posso essere che impaziente di vedere il suo prossimo lavoro.

Il cast è ricco di grandi professionisti: Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Pietro Sermonti, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia e Neri Marcoré.
Vi confesso che avevo molte aspettative su questa pellicola, e si sa che quando sono molte, poi si rimane sempre delusi dalla realtà.
Mi chiedevo: “Mi piacerà e mi stupirà oppure ne rimarrò delusa avendo già visto tutto dal trailer?!”
Ho pensato questo, perchè mi è successo alcune volte di rimane delusa da un film mentre il suo trailer mi aveva catturato. Bhè non è questo il caso…

Smetto quando voglio

Le immagini iniziali sullo schermo sono quelle di una Roma notturna piena di luci brillanti e colori accesi.

E’ una Roma che ricorda vagamente la Los Angeles delle pellicole d’oltre oceano.
Vi starete chiedendo: “perché si sofferma su questa parte dove scorrono i nomi degli attori e a cui nessuno è mai interessato?” Ve lo faccio notare, perchè non mi era mai capitato di vedere queste inquadrature con questi colori e l’ho trovato innovativo.
Infatti, grazie alla sua fotografia potreste pensare di essere sul set di un film hollywoodiano di un famoso regista, ma non è così.

La trama è ben strutturata ed è una perfetta visione sociologica della realtà italiana dei nostri giorni, senza però risultare banale e pesante.
Sibilia riesce a rendere divertente e, perché no, alternativa la vita di questi ricercatori universitari ormai senza lavoro.

La storia narra di Pietro Zinni (Edoardo Leo) e la sua banda di ricercatori universitari con i quali, dopo una rocambolesca disavventura per Roma, trovano il modo innovativo per risollevare la loro disastrosa situazione economica.
Pietro intuisce che utilizzando alcune molecole che per lo stato Italiano non rientrano tra quelle vietate, può sintetizzare una nuova droga che sarà considerata per tanto legale.

Ovviamente, lo spaccio e i proventi di questo traffico sono illegali e quindi penalmente perseguibili; ma per delle persone ormai alla fame come loro, cosa rimane da perdere?

Così, inizia la formazione della banda.

Zinni chiama a raccolta i suoi amici ricercatori: due laureati in latino che per vivere lavorano di notte alla pompa di benzina di un cingalese.
Sibilia rende esilarante la parte dei loro dialoghi in latino e della reazione della gente quando arriva dal benzinaio.
Per sintetizzare questa droga, ci vuole senza dubbio l’esperienza dell’amico chimico che per sopravvivere è costretto a fare il lavapiatti in un ristorante cinese.
L’amico l’economista squattrinato con il vizio del gioco serve assolutamente per il suo commercio. Ed infine, gli ultimi due componenti della banda sono il quarantenne archeologo, costretto a vivere ancora con i suoi e l’antropologo che non riesce a trovare lavoro neanche fingendo di non possedere alcun titolo di studio.

La presenza femminile di questo cast è la fidanzata di Pietro, che se volete è la parte cinica e razionale di tutto il film; indovinate cosa fa come mestiere?
L’educatrice per un centro di tossicodipendenti.

E’ veramente geniale questa contrapposizione, lei che lavora a contatto con tossici ogni giorno non riesce a capire di avere uno spacciatore in casa.
Dall’insieme corale di questi personaggi e sull’idea di creare questo nuovo business nascono le vicende stravaganti di “Smetto quando voglio”.

La storia di questo gruppo divertente e dai canoni hollywoodiani, che ci fa ridere con dialoghi esilaranti tra formule chimiche e battute di spirito, in realtà scatta una fotografia della società odierna.

Mi è piaciuta molto anche il finale, tranquille niente spoiler, che ho trovato molto realistico e ben motivato.

Concludendo “Smetto quando voglio” è una commedia reale e divertente che affronta con ironia la situazione di crisi del nostro paese.
Spero che vi sia piaciuta questa recensione e a breve le altre due un po’ meno lunghe su come evolve la situazione della banda, intanto, fatemi sapere se anche a voi è piaciuto?!

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