Telelavoro si o no?

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Ultima modifica 24 Agosto 2020

 

Mentre l’Italia si prepara a regolamentare il Telelavoro le big del mondo fanno un passo indietro e richiamano i dipendenti in azienda. L’ha comunicato qualche mese fa per prima Marissa Mayer, Ceo di Yahoo!, incaricata di arginare il declino della “Big Y”, che ha deciso di limitare la possibilità dei dipendenti di Yahoo di lavorare in solitudine da casa.lavoro-casa
Qualche giorno dopo, all’iniziativa si è unita anche la catena Best Buy, che ha invitato alcune migliaia di suoi “lavoratori remoti” a tornare in ufficio. E il popolo della rete che lavora via Internet, geneticamente votato al telelavoro, non ha esitato a muovere guerra contro le multinazionali della giacca e cravatta.

Avevamo già parlato di pro e contro e regole da seguire se si vuole lavorare da casa, ma la decisione presa dalle big muove dall’assunto che, come conferme una recente ricerca di Evolv basata su un’analisi di 21.000 ore lavorative: l’autonomia di un home worker è di soli novanta giorni. Dopo quel periodo, la produttività rispetto ai lavoratori d’ufficio inizia a ridursi, sopraffatta dall’incapacità di gestire il proprio tempo. Sarà anche questo che ha ispirato Marissa Mayer nella sua crociata contro il telelavoro: la legittima convinzione che non tutti possono essere dei ninja del tempo.

Il partito dell’home working però non ha dubbi: massimizzare la produttività e minimizzare l’alienazione è possibile, anche per chi ha il privilegio di lavorare da casa. A condizione, ovviamente, di rispettare alcuni dictat.

Ne è convinto anche Craig Jarrow, autoproclamatosi “ninja della gestione del tempo”, home worker che della disciplina del telelavoro ha fatto il proprio impiego. Jarrow raccoglie su Time Management Ninja  ––consigli per sfruttare al meglio ogni secondo di tempo produttivo.
In primis, spiega l’autore, non abbandonarsi mai al multi-tasking, con la falsa convinzione di poter svolgere più compiti in contemporanea.
In secondo luogo, non aver paura di disconnettersi dal mondo, ignorando Internet, telefono ed email quando necessario.
Infine, dotarsi di strumenti di lavoro da veri professionisti della concentrazione. È il caso dei programmi di scrittura anti-distrazione, come iA Writer o FocusWriter. Oppure delle app per la gestione dei task, da Things aWunderlist.

Per non cadere in…distrazione.

Il suggerimento è di utilizzare software dedicati. Per impedire all’Internet delle tentazioni di monopolizzare il nostro tempo, lo strumento migliore sono le applicazioni che limitano l’uso della Rete. Sono app come la celebre Freedom, che blocca l’accesso a Internet per un periodo di tempo. Oppure come no-social-media-at-work che “spegne” sul proprio computer i siti-canaglia, a partire da Facebook, Twitter e YouTube.
In alternativa, esistono software come RescueTime, Klok o Slife che monitorano la nostra attività online, producendo a fine giornata un riepilogo del tempo perso in attività improduttive. Un sistema perfetto per esporre al privato ludibrio le proprie inefficienze.
E per chi invece ha bisogno di uno stimolo creativo…
Le ricerche indicano che è piuttosto difficile essere creativi in un luogo silenzioso. Un ambiente di lavoro rumoroso, invece, può frustrare e distrarre. Da qui, l’idea: proporre un sito con un rumore di fondo che favorisca la concentrazione.
Coffitivity ad esempio riproduce il chiacchiericcio di una sala da caffè. Coding replica lo scalpiccio delle tastiere di un branco di programmatori. Per i più conservatori, poi ci sono siti come Calm o Rainy Mood che offrono il rumore del mare o della pioggia.

In attesa che anche chi lavora da casa riceva la tutela giuridica che si merita, anche perché trovo insopportabile l’idea generalizzata che il telelavoratore non svolga una reale professione, io utilizzo il chiacchiericcio di fondo ma, provare per credere, ci sono rumori o silenzi di ogni tipo!

Elisa Costanzo

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