Un sogno per papà. Commedia agrodolce sull’amore tra padre e figlio [Recensione]

Ultima modifica 4 Dicembre 2019

Un sogno per papà è la storia di Theo, un ragazzino tredicenne soprannominato formica per la sua piccola statura, ma con un grande talento nel gioco del calcio, e del suo rapporto con un papà problematico, Laurent.

Il film è tratto dalla graphic novel spagnola Dream Team di Mario Torrecillas e Arthur Laperla. Il regista Julien Rappenau ha scritto la sceneggiatura ambientando la storia nel nord della Francia.

Un sogno per papà

Un sogno per papà. La storia.

Laurent ha perso il lavoro in seguito alle delocalizzazione della fabbrica in cui lavorava, e si è separato dalla madre di Theo. Laurent è un uomo solo e depresso, che diventa alcolista e rissoso, mettendo anche in imbarazzo Theo con le sue sceneggiate a bordo campo quando assiste alle partite. Nonostante tutto il rapporto con Theo è intenso, l’amore tra i due resiste alle difficoltà che la vita mette loro davanti.

Theo ha un grande talento a giocare a calcio. Lui è quello che segna, e l’allenatore e i compagni contano su di lui per vincere il torneo. La storia prende il via da un evento straordinario, l’arrivo in città di un osservatore dell’Arsenal, un importante football club inglese, in cerca di talenti, che vuole vedere Theo. Sembra l’occasione per il riscatto di Laurent, ma purtroppo Theo non viene selezionato, a causa della sua bassa statura.
Per non deludere suo padre Theo dice una bugia: racconta di essere stato selezionato e che presto partirà per l’Inghilterra.
Ovviamente dovrà essere accompagnato da un genitore e Theo chiede a Laurent di farlo, poiché sua madre ha un nuovo lavoro e un nuovo compagno.

Un sogno per papà

Theo non se ne rende conto immediatamente, ma la sua bugia metterà in moto una serie di eventi che cambieranno positivamente le vite di molte persone.

Può una bugia “fare bene”?

Forse se detta per far star meglio qualcuno che si ama, sì. Almeno è quello che succede a Theo e alle persone a lui vicine. Laurent infatti, si impegna a smettere di bere, cerca un lavoro e un appartamento in cui vivere, per dimostrare all’assistente sociale di essere in grado di occuparsi di suo figlio.
E forse troverà anche un nuovo amore.
I rapporti tra i suoi genitori ritornano cordiali, ricominciano a parlarsi per pianificare il suo futuro. L’assistente sociale prende coraggio e decide di cambiare lavoro e di aiutare davvero i più deboli. La piccola squadra di calcio che attira un nuovo sponsor.
Perfino il proprietario del bar del paese decide di ridipingerlo in onore dell’Arsenal.
Il suo amico Max, un hikikomori che sarà fondamentale nel portare avanti la messinscena, troverà il coraggio di uscire dalla sua stanza.

La nostra opinione.

Un sogno per papà è una commedia agrodolce, che racconta con la leggerezza della commedia il rapporto tra un bambino sensibile e di talento e il suo papà problematico e lo fa dal punto di vista del bambino.

I temi centrali della storia sono l’amore tra padre e figlio, la solidarietà, lo spirito di squadra. Theo è un ragazzino che lotta per sostenere suo padre e spronarlo a riprendersi in mano la sua vita. Non mente per favorire se stesso, giocare nell’Arsenal non è un suo sogno. Si carica di un grosso peso per fare uscire suo padre dalla depressione, e farà un percorso a ritroso per tornare a essere solo un ragazzino.

La storia è raccontata con i colori caldi della bella stagione. Non ci sono atmosfere grigie e giornate uggiose, come ci si potrebbe aspettare dall’ambientazione post industriale in una regione del nord della Francia. Anche la fabbrica abbandonata non ispira tristezza e desolazione, ma diventa luogo di speranza in cui Theo e Laurent si allenano insieme.

Juliene Rappeneau ha curato molto bene la caratterizzazione dei personaggi, anche quelli secondari, ognuno dei quali ha un posto importante nella storia. Francois Damiens e Maleaume Paquin sono molto credibili nei loro ruoli e riescono a fare immedesimare lo spettatore. Noi lo consigliamo tra i film da vedere.

#spaventometro 0

La storia è semplice e i toni del racconto  sono quelli di una favola. Non ci sono scene violente o atmosfere drammatiche.
L’età consigliata è dai 9/10 anni, anche prima se i bambini sono abituati ai lungometraggi non solo animati.
Io l’ho visto con Lucrezia che non ha ancora compiuto 8 anni e ha sofferto e gioito con il protagonista, e ha seguito perfettamente tutta la storia con grande empatia.

Un sogno per papà, regia di Julien Rappeneau con Francois Damiens e Maleaume Paquin. Al cinema dal 5 dicembre.

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