Se essere vegani è per salute e non solo per etica

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Ultima modifica 3 Marzo 2020

Mi chiamo Beatrice e sono una mamma vegana.
Anzi, in ordine cronologico sono una che prima è diventata vegana e poi, un anno dopo, anche mamma di Vincenzo.
Questa è la storia della mia “conversione” al veganesimo e di come questa scelta è stata ed è tuttora vissuta nella nostra famiglia.

Fino al maggio del 2014 sono stata una donna attenta all’alimentazione.

Mi avevano insegnato a mangiare bene per stare bene e in più io ci avevo aggiunto la motivazione della forma fisica.
Insomma ero attentamente onnivora – o normale, a voi la scelta. Inoltre dall’età di 16 anni mi curo con l’omeopatia grazie alla zia omeopata che cercava di assumere poche medicine, nei limiti della ragionevolezza e della sopportazione.

Questo approccio aveva funzionato bene per molto tempo ed infatti non avevo mai sofferto di particolari disturbi di salute, tranne due che negli ultimi anni prima della “conversione” si erano acutizzati: la candida e l’allergia ai pollini.
Ma se quest’ultima era limitata solo ai mesi primaverili, la prima era diventata un’insopportabile e appiccicosa compagnia che si presentava una volta al mese e  non se ne andava mai per sempre, nonostante le cure omeopatiche più ostinate e i cicli di antimicotici e disinfettanti più strong.

Ed è stato lì che mi sono imbattuta nelle teorie sui benefici dell’alimentazione vegana e crudista sull’organismo. Sia come prevenzione che come cura di alcune malattie. Addirittura, come sostengono i seguaci della scienza naturale o igienisti, di tutte le malattie.

All’inizio questi ragionamenti mi lasciarono perplessa.

Erano molto estremi, parlavano di teorie che mettevano in discussione la maggior parte delle buone abitudini alimentari tramandate dalla mamma e dalle nonne a favore di una dieta che mi sembrava quella di un fachiro eremita.
Poi però, forse sopraffatta dal bruciore inestinguibile, ho deciso di provare.
Ignorando così a testa bassa le raccomandazioni di fare un passaggio graduale, sono passata dalla sera alla mattina a non mangiare più carni e derivati animali.

Una decisione, dunque, dettata dalla speranza di migliorare la salute e liberarmi dei fastidi che mi opprimevano.

Per la cronaca, entrambi sono spariti nel giro di quattro mesi dall’inizio del nuovo regime alimentare.

Spariti e mai più tornati, insieme ad altri disturbi minori: ciclo doloroso, sindrome delle gambe senza riposo, pori in vista e pancia gonfia. Visto che siamo tra donne certe cose si possono rivelare.

Io non sono un medico e non vi racconterò le motivazioni che collegano questi miglioramenti alla dieta vegan: li potete trovare comodamente leggendo libri come The China Study o cercando le teorie igieniste su internet.
Preferisco condividere la mia esperienza su come è cambiata la mia vita a partire da quella scelta ed in particolare quando sono rimasta incinta e poi sono diventata mamma.

cuore-di-verdure

Fin da subito l’adesione al veganesimo mi ha portato belle novità ma anche difficoltà da affrontare. Immediatamente mi sono sentita meglio, più reattiva, energica e con digestioni più semplici e veloci.
Per contro, l’alimentazione vegan è inizialmente più impegnativa di quella a cui siamo abituati.

Se non altro perché bisogna documentarsi ed evitare il fai-da-te.
E’ neccessario imparare a conoscere nuovi ingredienti, cucinarli e infine sapere come assumere le proteine dai vegetali. Questo è un problema minore di quello che si crede. Oggi infatti si è scoperto che con la normale alimentazione si assumono più proteine rispetto a quelle che il corpo riesce a gestire senza infiammarsi e comunque troppe di origine animale.

C’è da impegnarsi per preparare piatti gustosi, perché mangiare vegan non deve significare rinunciare al gusto e viver di rinunce.

Io, per motivi di gusto e di praticità, ho scelto di dare molto spazio nella mia dieta a frutta e ortaggi crudi in modo da ridurre il più possibile la dispersione degli elementi nutritivi data dalla cottura. Chiaramente questo trick è più facile da applicare nei mesi caldi dell’anno. Durante l’inverno consumo molte zuppe di legumi e faccio uso intensivo della cottura al vapore. Inoltre sono entrati a far parte delle mie abitudini alimenti come la frutta in guscio, la frutta essiccata, i semi oleosi, i cereali integrali.

Un’altra difficoltà di questa scelta è la gestione familiare e sociale.

A meno di vivere in una famiglia e una cerchia di vegani, ci si trova ad affrontare le perplessità altrui (qui la scala di intensità può variare molto), i commenti sgraditi, i pranzi tutti insieme in cui non si mangia quello che mangiano tutti gli altri.
A volte si è guardati male, a volte si rischia di digiunare e bisogna prepararsi il pranzo a parte in anticipo.
Essendo diventata vegana per motivi di salute più che etici, quando sono in contesti in cui non incontro disponibilità verso la mia scelta né possibilità di sostenerla scendo a dei compromessi e ammetto qualche alimento di origine animale.

Ogni tanto il pesce o l’uovo, se proprio devo il formaggio.
In questo modo sono riuscita a barcamenarmi e, credo, a rendere più sostenibile questa scelta nel tempo.

Poi è arrivato il capitolo maternità.

Ricordo quando andai dalla ginecologa per la prima ecografia e le dissi, fissandomi le scarpe, che ero vegana. Temevo me ne dicesse di tutti i colori e mi intimasse di smettere.
Invece lei sorrise, mi consigliò Il Piatto Veg Mamy, il libro che sarebbe diventato la mia stella polare durante lo svezzamento di Vincenzo. Mi disse che se avessi seguito un’alimentazione varia e se le analisi fossero andate bene avrei potuto continuare così, altrimenti mi avrebbe raccomandato degli integratori.

Felice di quell’apertura, mi concentrai tantissimo sulla mia alimentazione.
Facevo almeno 5 pasti al giorno e consumavo grandi quantità di frutta fresca, frutta secca e semi. Per tutti i nove mesi i miei esami furono perfetti, con calcio e ferro nella norma (e con grande sorpresa del gruppo degli iettatori che forse speravano in esami sballati per potermi redarguire).

Inoltre, non so se per merito dell’alimentazione vegana o no, arrivai al parto in ottima forma senza smagliature o caviglie gonfie nonostante il caldo record del luglio dello scorso anno.

Vincenzo è nato proprio in quel mese un giovedì sera dopo 7 ore di travaglio

Anche lui, con la sua stazza da torello e la sua vivacità, mi ha aiutata zittire coloro che durante la gravidanza mi avevano accusata di mettere a repentaglio la sua salute.
Durante il suo allattamento, che è durato otto mesi, ho proseguito senza problemi con la dieta vegana. Sia la mia salute che quella di Vincenzo sono stati perfetti e la sua crescita è oltre la media.

Per quanto riguarda lo svezzamento, insieme al mio compagno abbiamo condiviso la scelta che non fosse vegano.

Lui, infatti, non è vegano né vegetariano e non ho ritenuto giusto (né francamente praticabile) spingere in questa direzione.
Anche in questa occasione ho scelto la strada del compromesso e credo di avere fatto la cosa giusta. Do al bambino pesce almeno una volta a settimana, per il resto cucino piatti vegetariani e vegani secondo le indicazioni del libro che mi era stato consigliato. Quando Vincenzo avrà un anno acconsentirò a che mangi la carne ogni tanto e mi adopererò affinché sia quella proveniente da allevamenti liberi e biologici.

Ma soprattutto, insegnerò a mio figlio e continuerò a promuovere intorno a me l’importanza di alimentarsi nel modo che ritengo corretto e buono per la sua salute.
Dando grandissima priorità agli alimenti di origine vegetale.
Senza estremismi, ma cercando di trasmettere uno sguardo critico: sul modo in cui ci nutriamo, su quello che ci viene proposto come buono per tutti, su quello che possiamo fare per migliorare la nostra vita anche andando controcorrente.

Beatrice Malfatti

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