La prima vittima che aveva vinto il ricorso

Si è avuta notizia che il 2 giugno è morta per una crisi respiratoria una bimba affetta da Atrofia Muscolare Spinale (Sma1) e che aveva vinto il ricorso l’ 8 aprile per potersi sottoporre alle terapie con il metodo Stamina.

La famiglia “è intenzionata a denunciare gli Spedali Civili di Brescia e il ministero della Salute perché si profila l’omicidio volontario”.
Dall’8 aprile sono passati due mesi. “Con il primo testo del Senato la piccola poteva essere curata subito. Così si sono invece allungati i tempi e speriamo che non sia la prima di una lunga serie” dice Davide Vannoni, presidente di Stamina.

Il padre della bambina, che aveva solo 6 mesi, conferma: “Prenderò provvedimenti contro l’ospedale e il ministero. Le cure compassionevoli, ci sono, vanno date a tutti. Un genitore, una persona, non può essere costretta a fare ricorso al giudice del lavoro, cosa c’entra? Ma ancora prima serve la prevenzione”.

E aggiunge: “La legge permette la fecondazione assistita solo alle coppie sane, non prevede lo screening genetico. Cosa possiamo fare ora io e mia moglie, che vorremmo avere figli? Ora infatti sappiamo che siamo portatori sani della malattia che ha ucciso mia figlia. E che dovremo fare? Senza poter fare una prevenzione, uno screening genetico, l’incubo non finirà mai”.

Rachele Masi

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