Mamme e Fortnite. Sapete davvero cosa fanno i vostri figli?

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Se avete figli maschi da 5 a 99 anni sapete di cosa sto parlando quando dico Fortnite.
Io credevo di saperlo. Ma in effetti non era esattamente così.

Fortnite è il videogioco che al momento spopola tra le consolle di tutti i bambini-ragazzini del mondo.

fortnite e mamme

Vocaboli come battle royal, shoppare, quittare, skin sono entrati nel linguaggio familiare e tutte noi mamme siamo state costrette a sentirli migliaia di volte al giorno.

Ma siamo davvero sicure di sapere di cosa parlano e soprattutto cosa fanno i nostri figli quando giocano a Fortnite?

Devo ammettere che io personalmente non ne avevo idea. Ho solo cercato di capire, all’inizio, con la complicità del mio figlio maggiore, se questo gioco fosse adatto al mio piccolo di 10 anni. Non riuscivo a tenerlo fuori dal vortice. E mi sono almeno assicurata che non fosse troppo violento, che non ci fossero troppe parolacce. Ma ancora non avevo capito quanta dipendenza potesse dare.

Andiamo con ordine.

Mamme e Fortnite non è un binomio facilmente spendibile.

Il primo gap è la generazione. Io mi sono fermata al pac man e quando ho visto il cartone Ralph spacca internet tifavo per quel tipo di videogiochi vintage.
Il secondo limite è la manualità. Non so voi ma mio figlio fa cose con quel joystick che io neanche con 10 anni di allenamento. C’è poi ovviamente il fattore tempo.
Fatto sta che mio figlio da circa un anno gioca on line a Fortnite e so che questo potrebbe davvero diventare, se non lo è già, un problema.
È un videogioco appartenente al gruppo delle Battle royal. Che significa che ci si iscrive online e il tuo account diventa personaggio di questo gioco.

Si viene catapultati in un’isola nella quale 100 giocatori lottano per sopravvivere.
E fin qui il tema è uguale da 30 anni. Ne resterà uno solo.

fortnite e mamme

Il proprio account può avere abiti, aspetto, armi, equipaggiamenti che si “shoppano”. In pratica tu mamma paghi in codici quello che diventa l’armadio del personaggio di tuo figlio.

Online ingaggi battaglie all’ultimo sangue con altri giocatori dunque.

Mio figlio, che era un giocatore di Fifa della prima ora, si è appassionato a Fortnite perché, da bravo bimbo “social” che fa amicizia con le pietre, poteva stare con i suoi compagni anche online. In pratica non era solo neanche quando era solo.

Poi però comincia la china. Che a essere dipendenti tipo drogati è un attimo.

Perché per intraprendere queste battaglie devi giocare ore e ore. E come le peggiori droghe queste battaglie creano dipendenza.

Mica te ne andrai
nel bel mezzo della battaglia?
Mica vorrai cenare quando stai per restare l’ultimo abitante dell’isola?
E così smetti di mangiare, studiare, fare attività e sport, e resti davanti a quel monitor ore e ore e ore.

fortnite e mamme
fortnite e mamme

Oltre a far spendere ai genitori zii e nonni un sacco di soldi in fucili, skin, armature e pistole ad aria compressa.

Il problema è, per noi mamme, che secondo la rivista Forbes, Fortnite è destinato, almeno nel prossimo periodo, a non sgonfiarsi com’era avvenuto con altri videogiochi passati di moda in poco più di un anno. Vedi ad esempio Pokémon Go, che a paragone con questo era secondo me molto più divertente, e oltretutto ti faceva uscire dalla stanza.

Secondo Forbes infatti la ricetta vincente di Fortnite è fatta di diversi ingredienti.

La gratuità del gioco, pagata a caro prezzo con aggiornamenti e oggetti “shoppabili” però. Ma questo ai giocatori non importa.

Un continuo feedback che consente ai produttori di andare sempre incontro alle esigenze dei loro piccoli clienti.

Un fenomeno di massa che oltrepassa i confini del videogioco e diventa appunto un segno del nostro tempo. Pensate ai balletti che vedete fare ai vostri figli (si, sono tutti opera della Epic Games, anche se c’è qualcuno che ne rivendica la paternità), al nuovo linguaggio che si sta diffondendo, alle mode e alle tendenze che detta questo gioco.

Il fatto infine che Fortnite non abbia rivali. Non c’è infatti al momento alcuna casa produttrice di giochi che sia riuscita a immettere sul mercato un suo concorrente.

In tutto questo però i genitori ne fanno le spese vive, e i figli le spese sulla propria skin per restare in tema.

Io odio Fortnite.

In casa mia abbiamo fatto l’errore di non avere inteso per tempo la portata di questo fenomeno. Ovviamente passerà. Certamente mio figlio si stancherà. Ma al momento io e tante altre mamme siamo un po’ sole a fronteggiare questo nemico.
E non valgono i divieti, le regole, i premi e le punizioni. Credo di essere abbastanza onesta intellettualmente quando dico che ho tentato con tutte le mie forze di dare un limite a mio figlio nel giocare a Fortnite. Ma ancora non basta.

Un articolo dell’Agi pochi giorni fa evidenziava come l’Organizzazione Mondiale della Sanità avesse riconosciuto lo scorso giugno la “dipendenza dai videogame” come malattia. (Ne avevamo parlato anche noi).

Non che essere dipendenti da videogiochi sia una novità. Ma la portata di Fortnite è mastodontica. Si stima che il gioco abbia ad oggi oltre 200 milioni di utenze. Quasi tutti maschi e non solo bambini.

Ovviamente un bimbo che ha come priorità di restare ultimo tra 100 giocatori difficilmente vorrà smettere la battaglia. Se poi il gioco ti convince che potresti diventare milionario come quello youtuber dai capelli rosa che del videogioco ne ha fatto una rendita, capite come noi mamme siamo sole dinnanzi al gigante.

fortnite e mamme

Gigante (La Epic Games Inc., ndr) che a oggi ha intascato qualcosa come un miliardo di dollari dal lancio di Fortnite.

E allora dunque mi chiedo se non sia il caso di chiedere un aiuto dall’alto.

Lo sapete che un giornale australiano specializzato in dipendenze ha pubblicato un articolo che equipara i danni di Fortnite a quelli del gioco d’azzardo?

Non sarebbe ora di cominciare a dare dei limiti non ai figli ma ai produttori? Un parental control che consenta di gestire il tempo e il denaro a prescindere dalla volontà del singolo?

O dobbiamo aspettare che qualcuno si faccia “male” sul serio prima di prendere provvedimenti collettivi? Anche perché, se aspettiamo una azione o un commento dal produttore, temo che l’attesa sarà lunga oltre la battaglia…

fortnite e mamme

Classe 1971, dicono buona annata per il barolo, viaggiatrice per indole, blogger per caso, mamma per scelta di 2 ragazzi di 8 e 14 anni che come tutti i figli (maschi per giunta), mi fanno tribolare.

2 COMMENTI

  1. Condivido TUTTO di quanto scritto nell’articolo e faccio da subito i miei complimenti alla scrittrice! Anch io sono mamna di un bimbo di 10 anni e ad essere sincera ad oggi di Fortnite ne ho solo sentito parlare da terzi, senza che nessuno in casa si sia preoccupato di condividerne maggiori informazioni a riguardo. Bene mi sono detta, siamo salvi, lui , l ometto di 10 anni, non ne è attratto quindi ….problena in meno!
    E invece no, ne sento parlare quotidianamente a scuola, tra gli adolescenti non si parla d’altro , e al mio : ragazzi la ricreazione è finita, consegnate i telefonini ” la reazione è sempre la stessa…. no, prof proprio ora che stavo per…..il riferimento è chiaramente legato e strettamente connesso sempre e solo a fortnite!!!
    Quindi come restare in silenzio davanti ad un fenomeno del genere. Noi in qualità di mamme, di educatrici non possiamo tacere e far finta di niente, perché una volta preso atto delle conseguenze diventeremmo, noi in primis,artefici e conniventi della loro incontrollabile dipendenza!

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